Lavorare in Google conviene. Paga anche gli eredi dei dipendenti defunti!


12 ago 2012   //   by Nebrodi 5 Stelle   //   Blog, Connettività  





Il 50 per cento dello stipendio ai parenti dei defunti per 10 anni.

Google non abbandona i suoi dipendenti nemmeno dopo la morte. Il colosso di Mountain View ha rivelato alla rivista Forbes di voler concedere alle famiglie dei propri lavoratori defunti il 50% del loro salario per la bellezza di 10 anni e un assegno di 1.000 dollari al mese per i figli fino ai 19 anni, prolungato a 23 se studiano all’università. In più benefit in azioni per il coniuge.

«Ovviamente non c’è alcun vantaggio per l’azienda – precisa Laszlo Bock, manager delle risorse umane di Google, un passato nella più tradizionale General Electric -, ma è importante per noi aiutare le famiglie in un momento così difficile». Per la cronaca: i benefit verranno garantiti al partner del defunto anche se la coppia è omosessuale o solo convivente. Inoltre l’innovativa formula di welfare aziendale studiato dal colosso californiano, una specie di copertura «dalla culla alla bara» 2.0 che avrebbe inorgoglito Lord Beveridge, si estende non solo ai dipendenti, ma anche ai collaboratori dell’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin.

Lavorare in Google, per i 34mila dipendenti che il gruppo stipendia nel mondo, sarà dunque più ambito e rassicurante, pur nelle disgrazie. Già oggi Mountain View è all’avanguardia per il welfare aziendale che offre ai dipendenti: mense da grand gourmand, pranzi e cene in locali alla moda, servizi di aiuto domestico, visite mediche e cure gratuite in sede e persino il parrucchiere. D’ora in poi l’estensione “post vita” del welfare farà certamente aumentare l’attrattività. Attirando cervelli e talenti più di quanto non facciano ora.

Già oggi i neo papà che lavorano per il colosso informatico hanno diritto a 6 settimane di congedo retribuito mentre le mamme possono prenderne 18 dopo la nascita di un bimbo. Non a caso le stime aziendali parlano di dipendenti con una età media molto bassa, spesso con figli. L’unico “senior”, ha 83 anni.

L’azienda in questo modo ha un tornaconto nell’aumento della produttività. L’idea è che una dimensione professionale più soddisfacente possano migliorare le prestazioni di manager e dipendenti. Il che si traduce in uno stimolo nel fare carriera, aumentando la competitività interna.

E in Italia, decolla il welfare aziendale? Qualcosa si muove, a complemento di uno stato che ha bisogno di essere integrato. Il caso battistrada è quello di Luxottica che l’anno scorso ha firmato con Cgil-Cisl-Uil la nascita di una Cassa Sanitaria aziendale per i 7.300 operai e impiegati del gruppo e che coprirà le spese per le prestazioni odontoiatriche, le visite specialistiche, gli esami di alta diagnostica e i grandi interventi. Si stima che una famiglia media possa risparmiare fino a 5 mila euro l’anno in caso di grandi interventi ospedalieri.

Poi c’è il caso di Confindustria Verona che ha siglato con il gruppo «Iper» un progetto pilota di welfare interaziendale a favore delle aziende associate, dei loro dipendenti e delle loro famiglie. L’obbiettivo è massimizzare il potere di acquisto di circa 63mia lavoratori impiegati nelle 1600 imprese che aderiscono. In pratica attraverso una speciale card possono accedere a sconti e promozioni su qualsiasi genere merceologico che offre Iper: dagli alimentari ai prodotti per l’infanzia, agli accessori e complementi per la casa. Non sarà per la vita eterna, come garantisce Google, ma è già un primo passo.

Fonte : http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/465343/

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